Palio delle contrade di Isola Dovarese
Settembre
Isola Dovarese (CR)
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Descrizione
Il Palio partì, alla fine degli anni Sessanta, su iniziativa della Proloco. Uno dei suoi membri, Giacomo Spedini, volle proporre una manifestazione con giochi popolari sul modello di “Giochi senza Frontiere”. La nuova festa di paese doveva fungere da aggregante sociale in un contesto già fortemente influenzato dal fenomeno migratorio verso Milano. Il Palio doveva, quindi, essere per il paese e aggiungersi alla tradizionale Fiera di Santa Caterina a novembre (ora non molto partecipata; intervista a Milena Fantini da parte di Mario Baratti nel novembre 2015; in Meda 2016: 58). I membri della Proloco appoggiarono l’idea di Spedini e cominciarono a costituire le contrade. Queste ultime rappresentavano la ripartizione territoriale di Isola all’interno della piazza e fuori da essa, lungo l’Oglio. Ad eccezione delle Gerre, ciascuna contrada venne identificata dalla presenza di una chiesa o di un edificio storico, così come da un colore legato alle caratteristiche del territorio di contrada (si veda la sezione anagrafica; intervista a Maria Luisa Paladini da parte di Mario Baratti nel settembre 2015; in Meda 2016: 50).
I costumi delle prime edizioni del Palio (la prima vi fu nel 1967) facevano riferimento agli abiti popolani locali dell’Ottocento (intervista a Laura Berettera da parte di Mario Baratti nel settembre 2015; in Meda 2016: 46), ma anche di altre regioni italiane. Nel 1969, con la trasmissione televisiva “I Promessi Sposi”, la Contrada San Giuseppe decise di realizzare abiti “manzoniani” con acconciature femminili in ferro e calza, per poi essere adottati dalle altre contrade (cfr. intervista a Luciano Sassi da parte di e a Giannina Doro da parte di Mario Baratti nel novembre 2015; in Meda 2016: 60, 67).
A livello di giuria e di corteo, le prime edizioni del Palio prevedevano la presenza dei responsabili delle contrade come giuria dei giochi di piazza, mentre il corteo prevedeva una struttura specifica. Le contrade perdenti l’anno precedente raggiungevano, in corteo, quella vincente, che si poneva alla testa del corteo per poi entrare in Piazza. All’epoca, la Contrada di San Giuseppe introdusse per prima la cena di contrada, per poi ampliarla alla partecipazione delle altre contrade, le quali, poi, la adottarono nella propria (intervista a Maria Luisa Paladini da parte di Mario Baratti nel settembre 2015; in Meda 2016: 69).
Negli anni Settanta, si decise di introdurre il tema storico di Anna Dovara mentre le contrade avevano cominciato a confezionare abiti d’ispirazione rinascimentale in velluto. Questa scelta, tuttavia, era in contraddizione con la datazione più antica del matrimonio di Anna Dovara (1322) e con la scenografia (intervista a Mario Brignani da parte di Mario Baratti nel settembre 2015; in Meda 2016: 53). In quegli anni, gli isolani presero ispirazione dal Palio di Siena, introducendo gli sbandieratori, i quali, tuttavia, assunsero una veste maggiormente standardizzata a seguito di contatti di alcuni sbandieratori isolani con quelli del Palio di Ferrara alla fine degli anni Settanta (intervista a Luciano Sassi da parte di Rossella Zelioli nel novembre 2015; in Meda 2016: 68-69).
Nel 1994, si decise di organizzare un convivio, ovvero una cena a tema rinascimentale, il sabato sera. Nel 2006, si cambiò l’ambientazione storica, focalizzandosi sulla visita di Ludovico Gonzaga e Barbara di Brandeburgo (1458). A questa decisione si aggiunse l’idea di affiancare un corso di danze rinascimentali per allestire lo spettacolo del sabato sera, su ispirazione di feste simili (ad esempio, quella di Brisighella; intervista a Mario Brignani da parte di Mario Baratti nel settembre 2015; in Meda 2016: 53).
Nel 1993, Beppe Monai arrivò a Isola per fare un corso di teatro della commedia dell’arte e di tecniche giullaresche all’interno di un gruppo di circa venti componenti, anche provenienti da fuori. Monai suggerì di estendere il Palio (fino ad allora di un giorno solo) a tre giorni e di introdurre le taverne di contrada, le quali, nelle intenzioni di Monai, avrebbero dovuto essere anche luoghi di teatralità, oltre che di ristoro. Nel 1994, quando Monai assunse la regia del Palio, vennero invitati gruppi teatrali e musicali di sua conoscenza che contribuirono a fare pubblicità al Palio all’esterno di Isola Dovarese (intervista a Mario Brignani da parte di Mario Baratti nel settembre 2015; in Meda 2016: 54-56). Sempre in quegli anni, venne coniata la moneta del Palio, prima il fiorino e poi, alla fine degli anni Novanta, il quattrino (intervista a Mario Brignani da parte di Mario Baratti nel settembre 2015; in Meda 2016: 56). Nel 1997-98 Monai cominciò a farsi affiancare da altre persone nella regia (Pierangelo Summa e Paola Alifrandi), fino al cambio di regia a Paola Alifrandi tra il 2002 e il 2010. Nel 2004, si istituì il Favete Linguis per premiare la miglior ricostruzione scenica delle taverne e, quindi, incentivare il lavoro delle contrade.
La maggior parte degli eventi avvengono in Piazza Matteotti, ad eccezione della taverna della Contrada San Bernardino, maggiormente decentrata rispetto alle altre, che hanno tutte uno sbocco sulla piazza.
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