Palio del Niballo

Giugno Faenza (RA)

Immagine non disponibile

Descrizione

Il Niballo Palio di Faenza nacque inizialmente nel 1959, per iniziativa di alcuni membri della comunità faentina che organizzavano la Settimana Faentina, alla quale era associata l’Antica Fiera di San Pietro, risalente al medioevo e poi ripresa negli anni Trenta del Novecento (Dalmonte 2018: 67). Le corse equestri faentine sono documentate e descritte negli Statuti cittadini manfrediani del 1410, pur essendo feste popolari già nei secoli antecedenti. Le feste elencate dagli Statuti si contraddistinguevano per il fatto di essere corse in onore di un santo legato a una chiesa della città e le corse si facevano solitamente precedere dall’offerta di un ceri votivi alla chiesa del santo. Tra queste feste, si aveva anche la Festa degli Stendardi, la quale perpetuava il ricordo della vittoria militare dei faentini sui ravennati nel 1080, grazie all’aiuto dei cavalieri del Conte di Vitry. Il Conte avrebbe lasciato due stendardi ai faentini con la promessa di portarli ogni anno alla chiesa di Sigismondo (fuori Porta Mantovana) a memoria dell’evento (da Tondizzi Histoire de Faenza e Zuccoli Memorie storiche di Faenza; fonti citate in Dalmonte 2018: 43). Durante le Rogazioni Maggiori, pochi giorni prima dell’Ascensione e della festa presso la chiesa di Santa Maria foris portam dei calmadolesi avellaniti, la processione si dirigeva dalla cattedrale per arrivare alla Croce del Drago. Qui il sacerdote gettava uno stendardo con un’effige del drago sulla folla a seguito dell’omelia (Dalmonte 2008: 59). Il Niballo Palio di Faenza storicamente era attestato come la Quintana del Niballo (il 13 febbraio 1596). L’istituzione dei rioni, secondo Solaroli (1961: 101), risalirebbe già alla Roma di Augusto. Con l’avvento dei Comuni, i Rioni acquisirono importanza come distretti militari e presero il nome della porta, la cui difesa era affidata agli abitanti circostanti. Il Borgo Durbecco esisteva già in epoca remota, pur non appartenendo ai rioni, ed è attestato dal 1097. Aveva anch’esso una struttura militare, in questo caso a fortezza. Ciascun rione forniva alla città parte della cavalleria e della fanteria che andava a comporre la milizia comunale (Solaroli 1961: 107). Dall’epoca comunale alla signoria manfrediana, la suddivisione in rioni assunse sempre più anche un carattere politico. Nel 1410, Gian Galeazzo Manfredi istituì il Consiglio dei Cento Sapienti al posto del Consiglio Generale del Comune (Solaroli 1961: 108-109), che era formato da cento consiglieri, venticinque per ogni rione. Nelle prime edizioni dell’edizione moderna del Palio, si era selezionata la seconda metà del Cinquecento come epoca storica di riferimento, identificandola come “periodo spagnolo”. Nei primi due anni, il Palio consisteva nel colpire dei secchi d’acqua, vincolati alla struttura del Niballo e, quindi, nel bagnare l’avversario se si arrivava per primi. Questa modalità venne presto sostituita in quanto l’acqua infastidiva i cavalli. Tra il 1962 e il 1964, il Palio subì una prima cesura storica, ovvero la scelta della prima metà del Cinquecento come riferimento cronologico. Nel 1988, il Comune di Faenza inserì il Palio nel suo bilancio annuale. Il Palio costituì quindi presenza fissa nell’Amministrazione Comunale. Dall’organismo autonomo del Comitato Palio, quindi, prese vita la Deputazione Palio che riunisce sia la parte comunale che quella rionale. Il sostegno comunale al Palio continuò nel 2003 con la concessione gratuita di nuove sedi ai rioni. È a partire dalla seconda metà degli anni Duemila, che la Deputazione Palio ha spinto affinché i rioni si impegnassero in attività sociali (di qui, la loro costituzione in APS) e di ricostruzioni e ricerche storiche. Tra il 1997 e il 2006, avvenne la seconda grande cesura storica del Palio, ovvero: 1) L’introduzione della cerimonia dei ceri votivi alla patrona di Faenza, Madonna delle Grazie, riproducendo quindi l’usanza delle giostre e dei pali così come eseguiti nel corso dei secoli e menzionati negli Statuti manfrediani; 2) La consegna del drappo del Palio sul sagrato della cattedrale da parte del vescovo. In quest’ultimo caso, si ebbe una completa rivoluzione della conclusione del Palio, in quanto, in precedenza, la premiazione avveniva in campo. Poiché il pubblico si riversava subito fuori, lungo la strada, per aspettare l’uscita dei rioni in corteo, la cerimonia di premiazione era vuota, creando così uno scollamento con il pubblico. Con l’introduzione della premiazione sul sagrato della chiesa (il drappo del Palio non è più presente in corteo, ma conservato all’interno della cattedrale a partire dalla cerimonia del dono dei ceri), il pubblico aspetta in piazza, in un crescendo di pathos. Questo cambiamento si riflette anche nel rapporto più intimo che ora il pubblico intrattiene con i figuranti, mentre inizialmente il primo era vincolato alle tribune. Il Palio è l’unica giostra il cui risultato viene affidato a una macchina. Nel corso del tempo, quest’ultima si è affinata nei termini della sicurezza per i cavalieri. Con la Normativa Martini del 2011, la pista da corsa per il Niballo è stata migliorata per tutelare la sicurezza dei cavalli. La tipologia di corsa del Niballo, detta anche alla faentina, è quella più diffusa insieme alla corsa in lizza o quintana, al punto che altre zone d’Italia la imitano (ad esempio, la corsa dell’otto di Narni). Il corteo storico parte dalle sedi di ciascun rione (via Campidori per il Rione Rosso, via della Croce per il Rione Nero, via Cavour per il Rione Verde, via Bondiolo per il Rione Giallo e piazza Fra Saba da Castiglione per il Borgo Durbecco) per arrivare a Piazza del Popolo. Una volta svoltasi la cerimonia del giuramento e, nel caso del Niballo, la sfida degli sbandieratori, il corteo prosegue in Corso Giuseppe Mazzini per arrivare allo Stadio Bruno Neri in Piazza Medaglie d’Oro. Una volta conclusisi il Torneo della Bigorda e il Niballo, il corteo si ricompone per percorrere sempre Corso Giuseppe Mazzini e dirigersi alla cattedrale di Faenza, in Piazza Libertà. Il rione vincitore riceve il Palio sul sagrato della chiesa per le mani del vescovo. Le sfide degli sbandieratori di ciascun rione del terzo sabato di giugno si svolgono sempre in Piazza del Popolo, così come la Nott de bisò. Ogni manifestazione vede anche l’utilizzo delle sedi dei singoli rioni per le cene propiziatorie e, nel caso della Nott de bisò, per l’acquisto dei gotti con i colori dei rioni e la mescita del #bisò# (vino speziato).

Mappa

Recensioni

Nessuna recensione ancora. Sii il primo!

Lascia una Recensione

Accedi o registrati per lasciare una recensione.

Contatta l'Organizzatore

Accedi o registrati per inviare un messaggio.