Laurenziana 1809. Il brigante Taccone Re di Basilicata e di Calabria
Agosto
Laurenzana (PZ)
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Descrizione
Non si conosce la data di nascita di Domenico Rizzo, detto Taccone: Tutti i dati relativi alla popolazione erano conservati negli archivi parrocchiali, che vennero dati alle fiamme dal brigante stesso quando entra a Laurenzana nell’agosto del 1809. Nel primo censimento comunale della popolazione, successivo ai fatti, probabilmente non venne registrato alcun dato riferito a Domenico Rizzo, in quanto nessuno si espose come “familiare di brigante, ed ulteriori notizie andarono forse perse negli incendi successivi degli uffici comunali”, come commenta la storica Carmela Beneventi durante l’intervista. Laurenzana nel 1809 contava settemila anime, che vivevano nel centro antico del paese sorto ai piedi delle rupi, su cui sorgono il castello e la Chiesa Madre, soprattutto il castello era un luogo importante perché da sempre sede e rifugio per la feudalità.
La storia del brigante Domenico Rizzo viene tramandata principalmente da fonti orali, ci sono pochi documenti scritti che fanno riferimento alla figura del brigante tra cui nel libro di Raffaele Nigro intitolato I fuochi del Basento e dal generale francese Charles Antoine Manhès che lascio le sue memorie. Carmela Beneventi afferma: «La storia del Domenico Rizzo è un po' avvolta dalle nebbie del tempo, non sappiamo realmente che cosa sia accaduto, sono arrivati fino a noi racconti orali, abbiamo trovato poche fonti documentate e intorno a esse abbiamo costruito una storia. Siamo a cavallo tra ‘700 e ‘800, nel periodo del decennio Napoleonico. A Laurenzana c’erano le fabbriche, abbiamo ancora la filanda che stiamo recuperando, c’è il museo della filanda, abbiamo i mastri ferrai, gli argentai e falegnami. La rievocazione storica è intitolata “Laurenzana 1809. Il brigante Taccone Re di Basilicata e Calabria”, anche se non è tutto corretto perché Taccone è re di Basilicata, Calabria e di Terra di Lavoro, che a quei tempi era la zona del Regno di Napoli che arrivava fino a Benevento. Lui faceva il molinaro ed era a servizio di Domenico Asselta, galantuomo laurenzanese, quando è andato a Potenza erano tutti spaventati e invece di combatterlo l’avevano ricevuto con il tappetto rosso e proprio lì nella Cattedrale si proclama Re di Basilicata e Calabria, come Napoleone. Conosciuto per la sua malvagità e il terrore che seminava, ha creato disordini in tutte le zone che andava. Abbiamo due capi di briganti laurenzanesi: Domenico Rizzo e Pasquale Napolitano. Episodio più noto, della sua attività brigantesca accadde ad Abriola nel 1809, va in aiuto del brigante Nicola Lapetino che insieme alla sua banda assaltarono il castello trucidando la famiglia dei Baroni Federici. Carlo, figlio del barone, e di appena 10 anni, riuscì a sopravvivere».
Taccone era rientrato in loco in seguito ad amnistia, ottenuta dopo essersi costituito il 7 settembre del 1806, a San Severino Lucano, per aver partecipato ai moti antinapoleonici. Uscito dalla prigione riprese la lotta contro i francesi e i notabili che li sostenevano e nell’agosto del 1809, insieme alla sua banda entrano nel paese bruciando e uccidendo chiunque volesse fermarlo. Continuando il racconto, la storica riferisce che “Il Governo francese pose una taglia di 1000 ducati sulla testa di Taccone, inviando il generale Charles Antoine Manhès di catturarlo. In quei giorni sanguinosi Laurenzana non fu risparmiata e si videro saccheggi, incendi e massacri ovunque nel tentativo di prenderlo. Taccone venne tradito dai compagni, catturato fu condannato a morte tramite impiccagione nel 1810 eseguita a Potenza. La scena del processo a Taccone in realtà l’abbiamo inventata, in quel epoca i briganti che venivano catturati non avevano diritto di essere processati perché erano considerati fuorilegge”.
Nella prima edizione della manifestazione appariva solo la figura del brigante Taccone, che raccontava la sua storia, e la scena degli eccidi al castello di Abriola, che racconta di come hanno ucciso la famiglia del barone Federici. Dopo i primi due anni della rappresentazione teatrale si sono aggiunti personaggi femminili, le brigantesse, non secondari alla storia del brigantaggio meridionale offrendo al pubblico uno sguardo più completo. Viene raccontata la storia della ragazza rapita a Potenza dal brigante Taccone, Rosa Di Stefano, e di tutte le altre donne che scelgono come modo di vivere l’illegalità, si uniscono ai gruppi di briganti, sottolineando l’aspetto sociale e culturale della donna e rivedere sotto una nuova luce il perché di quelle scelte drastiche, descritte dalle cronache giornalistiche del tempo solo come amanti, concubine, “ganze”, “drude”, donne di piacere dei briganti.
Nella terza scena il tema del brigantaggio viene raccontato dal punto di vista femminile, si narra la storia della brigantessa Lucia di Vietri, che era la prima moglie di Taccone, viveva insieme alla sua banda, e che gli darà alla luce un figlio maschio di nome Francesco Paolo Ferdinando. Nel corso degli anni, man mano che si facevano le ricerche si aggiungevano nuovi personaggi che arricchivano la storia.
In determinate location del centro storico si allestiscono scene rievocative sottolineate ed anticipate da una voce narrante. L’accampamento del brigante Taccone si allestisce per l’ultima scena. Oltre all’accampamento di briganti, vengono allestite scene di vita contadina ed un grande falò attorno al quale Taccone, assieme al resto del gruppo e ad altri capibanda di rilievo come Nicola Lapetina e Quagliarella, si intrattiene con libagioni e racconti delle sue e altrui prodezze. Fulcro della narrazione sono i rapimenti di varie fanciulle e l’eccidio della famiglia del Barone Tommaso Federici di Abriola. Le donne dei briganti che vivevano all’interno della banda di Taccone raccontano la loro vita dedita alla macchia. Nell’edizione del 2019 oltre alla rappresentazione teatrale è stato organizzato anche un percorso museale di civiltà contadina con mostre fotografiche con obbiettivo di valorizzare il territorio.
La rievocazione è stata interrotta solo nell’anno 2020 a causa dell’emergenza Covid. Nel 2021, è stato proiettato un cortometraggio sulla storia del brigante in una parete del castello.
La rievocazione storica “Laurenziana 1809. Il brigante e il Taccone Re di Basilicata e di Calabria” e costituita attraverso una rappresentazione teatrale itinerante che si svolge all’interno del centro storico in tre diverse piazze. La rappresentazione si apre nella Piazza Chiesa Madre, ai piedi del castello, collocata nella parte più alta del paese. La seconda scena si svolge nella Piazza Domenico Asselta, e la terza e ultima scena si svolge scendendo ancora per il paese nella nuova Piazza Michele Comodo.
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