Il Tempo di Berta
Settembre
Montegrotto Terme (PD)
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Descrizione
La manifestazione si tenne per la prima volta nel 1961, ideato da un gruppo di amici che avevano in comune la passione per la storia, in particolare per la favola della Leggenda di Berta tramandata oralmente da generazione a generazioni e legata fortemente con le risorse del territorio. L’obbiettivo della rievocazione è valorizzare il territorio e recuperare le antiche tradizioni come i giochi delle contrade. Dal 1994 fino al 2004 la rievocazione storica è stata organizzata dalla comunità “Festeggiamenti della legenda di Berta” e poi dalla Pro Loco. L’evento è stato interrotto dal 2004 fino al 2017 per volontà politica: i sindaci di quel periodo non hanno sostenuto la rievocazione storica, bloccando il suo svolgimento. In passato la manifestazione era caratterizzata da diversi elementi principali come i giochi delle contrade, corteo storico, gare di cucina come ricorda Silvia Mattarello: “Mi ricordo che da piccola avevano fatto la gara delle torte di Berta e io ne mangiavo tante fette”. I giochi delle contrade sono una lunga tradizione legata fortemente al territorio che ha le radici dal 1961, e che caratterizza lo spirito dei cittadini di Montegrotto. Ogni contrada sceglieva il proprio capitano che garantiva il rispetto delle regole ed era il punto di riferimento per gli organizzatori dell’evento e per gli abitanti della contrada. Le contrade preparavano una squadra da 11 fino a 15 atleti, al quale è affidata l’ambizione della vittoria. Alcuni giochi che si svolgevano erano: “La torre di Berta”, dove gli atleti dovranno prodigarsi nello spostare una torre, composta da 20 pezzi di polistirolo e ricostruirla uguale alla precedente; “Il filo di Berta”, atleta dovrà avvolgere una matassa di filo attorno ad un fuso. Al termine dovrà attraversare l'asse di equilibrio prendere da un apposito sostegno la clava e inserire al suo posto il fuso. Il secondo atleta, appositamente bendato, doveva rompere delle pignatte per trovare le chiavi per aprire il lucchetto che tiene imprigionato Raniero. L’atleta che rappresenta Raniero, una volta libero, doveva arrampicarsi su una fune per prendere il fiore attraverso l’asse di equilibro e consegnarla all’altro atleta che rappresentava Berta. Altri giochi svolti erano “Corsa con i sacchi”, “Il gioco del secchio” e “Tiro alla fune”. Questa prattica verrà inserita nell’edizione del 2023.
La rievocazione è stata riproposta nel 2018 grazie alla volontà di Riccardo Mortandello, sindaco del comune di Montegrotto con la collaborazione di Salvatore Negro, con l’obiettivo di riprendere le buone pratiche di una volta, di valorizzare attraverso questa rievocazione l’identità locale e il proprio patrimonio culturale che da anni era rimasto nell’oblio.
Nello stesso anno nasce anche l’Associazione di Promozione Sociale Beta che insieme al comune organizza e sostiene l’evento. Nell’edizione del 2018 la rievocazione è stata svolta al palazzo del turismo sotto forma di rappresentazione teatrale, riprendendo anche la tradizione del corteo storico. Durante i due anni della pandemia l’evento non è stato mai interrotto, mantenendo solo la parte della rappresentazione teatrale con la regia di Camila Rizzardi. La rappresentazione si è svolta nella piazza Primo Maggio, inizia con la scena di un gruppo di popolani del contado di Montagnone intenti sui campi a mietere il frutto del loro lavoro, aiutati da Raniero. Ogni scena viene introdotta dal menestrello, il narratore della storia che chiude lo spettacolo. In alcune scene l’interpretazione degli attori spesso si alterna con le danzatrici sotto il suono della musica medievale. La rappresentazione si conclude con la frase “è ormai finito il tempo in cui Berta filava”.
A differenza delle altre rievocazioni che rappresentano uno o più momenti storici, l’evento di Montegrotto Terme si caratterizza nel rievocare la leggenda di Berta che racconta la storia di una contadina vissuta nei primi anni del XI secolo ai piedi dei Colli Euganei.
Nel giorno di Pasqua del 1084, dopo il lungo assedio di Roma durato un anno, Enrico IV di Franconia, accompagnato dalla consorte Bertha di Savoia, destituisce papa Gregorio VII, l'antagonista di una vita, e nomina papa Guiberto di Ravenna, dal quale riceve la corona Imperiale. La coppia imperiale ripartirà frettolosamente per rientrare in Germania perché richiamata dai doveri imperiali, ma soprattutto per sfuggire ai Normanni che marciano da sud in soccorso di Gregorio VII, rifugiatosi a Castel Sant'Angelo. Per evitare scontri con gli irriducibili eserciti fedeli a Gregorio VII, Enrico IV deve organizzare il viaggio di ritorno appoggiandosi agli eserciti dei feudi sostenitori della corona del Sacro Romano Impero, ed è per questo che transiterà nel versante adriatico. Diretto al valico del Brennero, attraverserà la culla veneta protetto della fedeltà di Padova, Aquileia e Verona. È stato ipotizzato come commenta la storica locale Monica Bauletti, (l’intervista svolta durante l’allestimento del borgo medioevale – Parco Giovanni Paolo II 10/09/2022), la coppia imperiale decise di fare una sosta alle rinomate Terme Euganee, note da secoli per le loro proprietà curative e già meta dei più grandi imperatori romani. È facile immaginare che l'imperatrice Bertha di Savoia abbia cercato sollievo nelle acque salutari di San Pietro Montagnon per lenire quei dolori che di lì a due anni le sarebbero stati fatali. La Bauletti, nello scrivere la leggenda vuole mettere in luce il valore della figura dell’Imperatrice Bertha di Savoia, un personaggio storico di cui si è parlato poco, che è sempre stata all’ombra del marito Enrico IV di Franconia. Secondo la storica, è l’Imperatrice che esprime verso il popolo un sentimento di pietà, di comunione ed è anche un personaggio che ha sofferto molto a livello famigliare, in quanto Enrico IV la trascurava.
Da questa ipotesi nasce la leggenda di Berta, giovane popolana che fila la lana, sposata col contadino Raniero che ha avuto in concessione la coltivazione di un terreno dai signori di Montagnon, i feudatari del posto. Raniero una persona di buon cuore ha aiutato i vicini a fare il raccolto, inviando per un giorno il raccolto nel suo terreno. L’esercito dei signori di Montagnon, scende nella valle, nello specifico nel campo dove lavorava Raniero per l’esercitazione distruggendo così tutto il suo raccolto. Con il terreno distrutto e non potendo raccogliere nulla non ha potuto pagare le tasse che erano il decimo del raccolto al signore del Montagnon; per questo venne arrestato e messo nelle segrete del castello. Con l’arrivo di Enrico IV con la sua corte, la sua esecuzione viene rinviata. Nel giorno dei festeggiamenti in onore dell’Imperatore si decide di far eseguire con impiccagione anche Raniero. L’imperatrice Bertha di Savoia mentre sta andando verso il castello di Montagnon incrocia Berta la contadina, che le chiede la grazia per suo marito. Questa è una delle tante versioni di come le due donne si sarebbero incontrate. Nel giorno della festa durante la quale verrà eseguito Raniero, l’imperatrice intuisce che il condannato a morte è il marito della contadina e chiede a Enrico IV di fermare l’esecuzione e fare la grazia a quest’uomo. Berta la filatrice, per ringraziare la regina per aver salvato suo marito, donna il suo filato di lana. Commossa dal gesto della contadina gli dice che con questo filo devi recintare tutta la terra che puoi ed essa apparterrà solo a te per vivere con tuo marito e che nessuno potrà chiedere più le decime. Saputo di questo gesto, le altre donne vanno dall’imperatrice con un filo di lana, ma Bertha di Savoia gli dice che: “è finito il tempo in cui Berta filava”: il gesto è concesso solo a una persona e non a tutte.
La rievocazione storica “Il Tempo di Berta”, ispirata alla ricostruzione della leggenda di Berta, è composta da diversi elementi: il corteo storico, il borgo medievale, la rappresentazione teatrale e un percorso gastronomico. Alcuni elementi della rievocazione si svolgono all’interno del parco Papa Giovanni Paolo II, chiamato comunemente Mostar.
Il corteo storico sviluppa un percorso attraverso il centro di Montegrotto: parte da piazza Roma e percorre viale Stazione, piazza Carmignoto e via Manzoni, via San Mauro, piazzale Stazione per ritornate a viale Stazione, via Aureliana per concludersi al parco Mostar.
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