Festa della Regola
Luglio - Agosto
Cavareno (TN)
Cavareno, Comunità della Val di Non
Immagine non disponibile
Descrizione
Negli anni Novanta, con il sindaco Zini, vi era l’esigenza di recuperare la memoria relativa agli antichi mestieri contadini praticati a Cavareno e, più in generale, in valle. Dal momento che Zini era già interessato, da turista, al mondo delle rievocazioni storiche, in particolare alla Quintana di Ascoli Piceno, decise di riprodurre il format delle rievocazioni storiche all’interno della realtà di Cavareno e modularlo per le esigenze locali. Zini, quindi, incontrò il Gruppo delle Feste Vigiliane di Trento, ovvero deputato agli aspetti rievocativi della festa patronale di Trento (legata a San Vigilio). Il Gruppo, infatti, rappresentava un punto di riferimento per l’organizzazione di una manifestazione storico-culturale, per quanto non costituito da esperti nel campo degli antichi mestieri. La parte costumistica era seguita da Francesca Malench, ora leader del Comitato della Charta; inizialmente, i costumi venivano noleggiati. Alla rievocazione e al Comitato della Charta della Regola ha partecipato fin dall’inizio il Gruppo Viola (1992), un’associazione nata negli anni Ottanta rappresentata da giovani madri che volevano impegnarsi nel mondo della beneficenza. Il Gruppo aveva già realizzato il Carnevale al posto del Comune per sensibilizzare sulla Guerra in Bosnia. Francesca Malench ricopre il ruolo di presidente sia del Comitato che del Gruppo Viola. Il Comitato della Charta della Regola ha progressivamente acquisito importanza nel mondo delle rievocazioni storiche trentine, arrivando a ricoprire la funzione di coordinatore del FECRIT e del CORIST.
Il focus della manifestazione sugli antichi mestieri aveva incentivato una ricerca etnografica sugli stessi condotta dal gruppo locale “La Stua” (in dialetto locale, #stua# indica la stanza foderata di legno e riscaldata dalla stufa a olle, elemento imprescindibile delle case nonese e, più estesamente, trentine), operante tra gli anni Ottanta e Novanta. Quest’ultima aveva raccolto materiale fotografico per comprendere sia l’assetto originale delle case prima del boom edilizio, sia la tipologia di mestieri documentata in valle. Queste fotografie vennero utilizzate all’interno di interviste alle generazioni più anziane del paese, poi trascritte, che sono andate a costituire l’archivio, online e cartaceo, del Comitato della Charta. Il gruppo ha inoltre svolto una ricerca sui soprannomi delle famiglie locali che andavano ulteriormente a specificare e differenziare i cognomi più diffusi a Cavareno. La “Stua” ha realizzato due mostre fotografiche (1988, 1990) e un laboratorio di pizzo con un gruppo di anziane e alcune donne interessate a riscoprire le tecniche di realizzazione (1992). Con la costituzione del Comitato della Charta della Regola di Cavareno, nel 1997, “La Stua” venne poi assorbita all’interno del Comitato. “La Stua” inizialmente coadiuvava la rievocazione storica per quanto riguardava la realizzazione degli antichi mestieri. La convivenza tra la rievocazione storica e gli antichi mestieri ha avuto una natura di compromesso tra la ricerca della memoria storico-antropologica della valle e un elemento attrattivo-spettacolare, quello del corteo storico. La nobiltà, tutta presente in corteo, non rappresentava che una minima parte della popolazione nonesa nell’arco di esistenza delle Regole. Inoltre, si sono conservati pochi documenti storici rispetto alle famiglie nobiliari. La rievocazione storica ha assunto la funzione, per i membri del Comitato della Charta, di strumento per far sì che passasse un messaggio più ampio, legato al recupero, per esempio, della lingua nonesa. La ricostruzione degli antichi mestieri sarebbe, infatti, consona all’Ottocento che al secolo rappresentato dal corteo storico (tra Cinquecento e Seicento), ma è in linea con la pregnanza storico-antropologica delle Regole, che, infatti, sono esistite senza soluzione di continuità per cinque secoli, se non anche subito dopo la loro abolizione nell’Ottocento.
All’intersezione tra ricerca etnografica e rievocazione storica si è accompagnato uno studio sulla Charta della Regola. Una copia di quest’ultima venne rinvenuta da Zini nella Biblioteca Comunale di Trento, per poi restaurarla tra il 1992 e il 1994 ed esporla in una mostra ad hoc. Nonostante i documenti comunali citassero un’edizione della Charta del 1500, si rinvennero due copie più tarde: una, quella contenuta nella Biblioteca Comunale di Trento, del 1632 e un’altra, del 1755, manoscritta e a cura di Cipriano Bevilacqua, in possesso al Comune di Cavareno. La copia del 1632 venne trascritta a mano dal curato don Francesco Negri nel 1894 e, successivamente, da Alessandro Tevini del 1934, poi dattiloscritta da Olivio Battocletti. La ricerca attuata a Cavareno era parallela all’attenzione per le Regole da parte del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina a San Michele all’Adige, che realizzò, tra il 2017 e il 2018, una sala permanente dedicata alle Carte di Regola. Le Regole interessano particolarmente alla Provincia di Trento in quanto evidenziano storicamente l’autonomia delle comunità trentine. Le Carte di Regola, infatti, esistenti dal XIII secolo fino al XVIII secolo, definiscono l’organizzazione della comunità in ogni aspetto e, pur essendo abolite nel XIX secolo in quanto considerate incompatibili con l’organizzazione statale), rimangono in vigore fino alla metà del XIX secolo. In Val di Non, gli statuti di valle avevano uno scarso spessore normativo, a differenza di altri contesti, come quello della Valle di Fassa, mentre ogni singolo villaggio aveva regole interne proprie. Dal XVI al XVIII, le Carte di Regola vengono ampliate e arricchite da ulteriori riforme e aggiunte in volgare (quello che è noto come periodo “mandruzziano). Nel Settecento, alcune Carte di Regola vengono rifatte per ridurre la centralità delle assemblee comunitarie e, quindi, il livello di conflittualità attraverso dei rappresentanti eletti (si veda Giacomoni 1991).
La particolarità della trascrizione e delle annotazioni di Tevini sulla Charta del 1934 è che riporta nomi di luoghi, personaggi, eventi citati dai racconti del padre e del nonno, dalla testimonianza di contemporanei, così come dalla stessa memoria d’infanzia dell’autore, restituendo, quindi, uno spaccato antropologico sul paese e la permanenza del ricordo delle Regole nonostante la loro abolizione in periodo napoleonico. Tevini, inoltre, elabora una sorta di dizionario per spiegare il significato di alcuni termini contenuti nella Charta (si veda Comitato Charta 2021).
Il percorso del corteo parte dal retro della chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, per poi compiere tutto il giro della piazza, passando, nell’ordine, da: via alla Pineta, via Alpina, piazza Prati, per poi immettersi in via Roma. Il percorso va anche a toccare un breve tratto di strada di via Alpina caratterizzato dal cortile di una casa antica. Altre zone interessate, più in generale, dalla rievocazione sono la “Ciasa dala Regola”, in via Moscabio, e il parco situato tra via de Zinis e via Roma, all’interno del quale è situato il punto ristoro con cucina tipica nonesa. Di fronte alla “Ciasa dala Regola”, il Comitato utilizza anche la fontana, costruita secondo strutture che si possono ritrovare in altre parti del Trentino, allo scopo di fare una serie di attività con bambini e adolescenti in costume per rievocare come si lavavano i panni un tempo.
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Informazioni
- Data
- Luglio - Agosto
- Luogo
- Cavareno, Comunità della Val di Non
- Indirizzo
- Cavareno, Comunità della Val di Non
- Biglietto
- Gratuito