Festa dei Banderesi di Bucchianico

Data da definire Bucchianico (CH)

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Descrizione

Si tratta di una festa in onore del santo patrono, Sant’Urbano I papa, attestata nelle fonti storiche con struttura pressoché analoga a quella contemporanea, già nella seconda metà dell’Ottocento; all’interno di questa complessa festa si sovrappongono la dimensione devozionale e quella della rievocazione storica. La festa rievoca la partecipazione delle contrade alla difesa della città di Bucchianico durante un conflitto armato con la città di Chieti, avvenuto nel 1280, in merito a una disputa sui confini territoriali: in quella occasione i cittadini di Bucchianico riuscirono a far cessare l’assedio che truppe chietine avevano posto alla città di Bucchianico grazie a uno stratagemma suggerito dal santo; secondo alcune fonti i fatti risalirebbero al 1335 anziché al 1280 (si veda, nel dettaglio, Di Menna 2008 alle pp. 15-22). La memoria cittadina riferisce che le truppe di Bucchianico, numericamente inferiori a quelle teatine, si fossero disposte lungo le mura cittadine in una formazione compatta e adottando una disposizione per cui, correndo continuamente a zig-zag lungo le mura in modo da alternarsi e sovrapporsi di continuo, riuscissero a ingannare i nemici dando loro l’idea di essere un esercito di dimensioni notevoli. All’effetto di stupore e alla decisione delle truppe teatine di ritirare l’assedio contribuirono anche i pennacchi colorati indossati dai soldati di Bucchianico: è per questo che ancora oggi l’abbigliamento dei Banderesi è caratterizzato dai pennacchi colorati. La leggenda vuole che Sant’Urbano sia apparso in sogno al Sergentiere, capo dell’esercito cittadino, e che sia stato il santo a suggerirgli di far disporre i soldati in modo tale che potessero sembrare un enorme esercito, e non un piccolo gruppo di armati. Il movimento continuo dei soldati, detto a “ciammaichella” (ossia simile alla struttura di una piccola lumaca), viene messo in scena ogni anno durante la festa, in due occasioni (la domenica precedente la festa e il 25 maggio). Si veda dunque per i possibili raffronti la descrizione fornita da DE LEONARDIS 1890 e PIANELL 1902. Una descrizione completa del rituale e della festa contemporanea è invece presente in DI MENNA 2008. Una fonte inedita è stata individuata da chi scrive nell’archivio dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (Carteggio Loria - Zamponi, fasc 1147, cc. 46-51, “La festa della Ciammaichella nel paese di Bucchianico in quel di Chieti”): il fascicolo manoscritto documenta la festa dei Banderesi del 1909 o 1910; la struttura della festa descritta in quella occasione non differisce se non in alcuni tratti da quella contemporanea. Un elemento descritto da Zamponi e oggi scomparso è rappresentato dal gioco delle “capriule” (capriole) - in cui ci si dispone in doppia fila realizzando una figura ad arco con dei fazzoletti, sotto ai quali si sfila a coppie, in ordine progressivo – e dalla festa notturna per le vie del paese, caratterizzata dall’esecuzione della “mattinata”, in cui i suonatori eseguivano canti per le vie del paese fino all’alba. Così Zamponi introduceva la descrizione della festa da lui osservata (cc. 46-47): “E di queste, più che la storia, è padrona la leggenda, la quale dice che quei di Bucchianico, stretti dai Chietini da duro assedio, volgessero nell'animo tristi pensieri di resa: ma un mattino, animati da un paesano, decidessero di tentare uno stratagemma. Onde, dopo aver convenientemente pregato Dio e S. Urbano nella chiesa di S. Maria Maggiore a coppie vestiti a vivaci colori di guerreschi abiti sontuosi gli armigeri di Bucchianico se ne uscirono […] verso gli assedianti, preceduti da tamburi e pifferi che facevano un vigoroso e marziale rumore: e per ingannare il nemico sulla quantità delle strade delle stremate milizie Bucchianichesi, non direttamente ma a zig zag, marciarono e volgendosi a chiocciola girarono e rigirarono intorno al paese, donde il nome di Ciammaichella (chiocciola, lumaca) ad indicare il modo della loro marcia ingannatrice. Procedeva armato di alabarda l’ideatore dello stratagemma e le bandiere e stendardo del Comune lo seguivano, portate dai figli di un ricco paesano, che generosamente vettovagliava gli assediati. La battaglia avvenne nel piccolo piano presso il fiume Alento e tanto fu il terrore dei chietini e così viva l'illusione sulla quantità e l'energia delle truppe nemiche, che poche e stremate essi credevano, che si ritirarono e lasciarono libera Bucchianico. Ed anche vuole la leggenda che a rendere efficace lo stratagemma contribuisse personalmente S. Urbano intervenendo nel combattimento e col suo piviale, facendo scudo alle milizie di Bucchianico dai colpi nemici e col pastorale attivamente suonando miracolose legnate ai chietini assalitori. Ed anche essendo intervenuto a favore di questi S. Giustino loro patrono, S. Urbano suo superiore, gli ingiunse di ritirarsi. Onde quei di Bucchianico, vincitori e liberati, resero solenni grazie allo strenuo lor difensore e patrono. E a commemorazione della sua santa opera ogni 25 maggio, giorno del martirio di Sant'Urbano e sua festa, fecero voto di ricordare, con preci funzioni religiose e rappresentazione militare, il glorioso avvenimento”. In passato l’elezione del Banderese avveniva dopo la questua che famiglie delle contrade organizzavano per la festa: a conclusione della questua, un mese prima della festa, un membro del gruppo dei questuanti veniva selezionato tramite elezione. Oggi l’elezione avviene all’inizio del mese di giugno, tra coloro che abbiano presentato domanda. Nelle ultime edizioni il numero dei candidati alla carica di Banderese è molto ridotto, data la grande complessità che l’organizzazione della festa richiede. Il principale elemento di innovazione, introdotto nel secondo Novecento, è proprio nella dimensione rievocativa, che emerge con forza nei primi anni Settanta con l’intervento della Pro Loco. Dato l’enorme impegno che l’organizzazione della festa comporta, e date le criticità venutesi a manifestare negli anni Sessanta, anche in relazione ai radicali cambiamenti e alla crisi della società agropastorale di cui la Festa dei Banderesi è stata nei secoli diretta espressione, l’intervento della Pro Loco ha dunque contribuito al recupero della festa (che in quella fase storica appariva a rischio) e all’introduzione di alcuni elementi prettamente rievocativi: la presenza del Gruppo storico di armigeri, il confezionamento degli abiti medievali, le figure della Castellana e delle dame che accompagnano il Sergentiere, l’introduzione di un Palio dei Banderesi (in cui vengono premiati i carri più spettacolari). Quanto agli abiti, le fonti orali raccolte riferiscono che inizialmente furono noleggiati a Cinecittà, poi presso una sartoria specializzata in Umbria o Toscana, e infine riprodotti dai sarti del paese. Le fonti tardo-ottocentesche riferiscono che l’unico ad avere un abito ispirato al medioevo era il Sergentiere, mentre l’abito indossato dai banderesi era semplicemente l’abito della festa, con alcuni simboli che richiamavano il passato, tra cui l fascia rossa e blu a tracolla, la cinta per la casacca, i pennacchi colorati (per questi spesso si ricorreva ai copricapo dei carabinieri, che venivano presi in prestito per la festa). La famiglia Tatasciore conserva memoria di un abito di tessuto acetato, che nella fattura aveva poco o nulla di medievale, utilizzato fino agli anni Sessanta del Novecento da uno zio dell’attuale Sergentiere. L’elemento caratteristico dell’abbigliamento del Sergentiere era la Sergentina (o Sorgentina, da cui la figura avrebbe derivato il suo nome), un’alabarda tradizionalmente conservata dalla famiglia Scoppetta, poi andata perduta. Oggi il Sergentiere riceve l’Arma Santa in sostituzione dell’antica Sergentina. Questa la descrizione degli abiti fornita da Raimondo Zamponi: “L'abbigliamento guerresco è fantastico ed umoristico. Il Sergentiere, conduttore e comandante della compagnia è quello che ha il più ricco abbigliamento; è l’ordinatore e il capo della festa e dai suoi ordini dipende lo svolgimento di ogni parte della cerimonia. La carica è ereditaria. Egli veste una casacca di velluto rosa con contorni d'argento; pantaloni di velluto a sbuffi a variati colori con balza di merletto, elmo d'ottone con ricco piumetto a colori (da Ufficiale dei Carabinieri), sciabola e sciarpa da Ufficiale e reca sulle spalle la vecchia alabarda, di cui la famiglia Scopetta è sacra e tradizionale depositaria. I portastendardo sono distinti da una specie di feluca vecchio cappello da Ufficiale di Carabinieri o di Marina che, munita di pennacchio a colori, generalmente da Carabiniere, essi portano […] in testa. Gli Armigeri della compagnia - sul centinaio - indicano l'abbigliamento guerresco con variopinti ed abbondanti pennacchi dai vivacissimi colori (generalmente con vecchie piume da Carabiniere), con una fascia a colore attorno alla vita pendente sul fianco e con una tracolla di antico nastro o moderno, sempre a colori e tinte sgargianti” (Carteggio Loria - Zamponi, fasc 1147, c. 49). Anche la cerimonia dell’Investitura del Sergentiere, con la consegna simbolica delle chiavi della città, è stata introdotta negli anni ’70, e poi riportata all’uso antico anche in seguito all’intervento di alcuni studiosi; le fonti orali raccolte riferiscono che l’antropologo Alfonso Di Nola, a lungo frequentatore e studioso della festa, sia intervenuto nel tentativo di ripristinare la consegna dell’Arma Santa da parte di un cittadino anziché del sindaco, e di ripristinare l’uso del “ramajetto” - simbolo dei legami di comparatico, utilizzato con la stessa funzione nei territori dell’Abruzzo costiero teatino e pescarese durante i rituali della Festa di San Giovanni Battista - in sostituzione della cerimonia di consegna delle chiavi, introdotta dalla Pro Loco. Così descrive questa fase della festa Di Menna (2008, p. 50): “Negli ultimi anni questo momento, diventato turisticamente noto, si è arricchito della partecipazione di sbandieratori, tamburini e militi in fogge medievali mentre il sindaco pronuncia una frase di affidamento delle armi richiamandosi al valore della difesa e identità culturale di Bucchianico. Dopo il 1970 questa consegna fu detta anche “investitura” del Sergentiere con il sindaco che consegnava una spada al Sergentiere così come era accaduto agli inizi degli anni ’60. Successivamente si è preferito tornare all’antico cerimoniale dopo che dai racconti orali era emerso che l’arma santa o lancia veniva affidata al Sergentiere da un esponente della borghesia locale, probabilmente in rappresentanza del sindaco, senza alcun rito di investitura. In effetti la cerimonia era una palese contraddizione con la tradizione storica”. Una sintesi dettagliata delle modifiche introdotte dalla Pro Loco nei primi anni Settanta è consultabile in Di Menna 2008, p. 121-22. L’intervento della Pro Loco ha introdotto nella manifestazione la sfilata dei carri delle contrade, che fino agli anni Sessanta del Novecento non vi prendevano parte: storicamente, infatti, solo i quattro carri del Banderese partecipavano alla sfilata. Un altro elemento di innovazione, introdotto a partire dagli anni Settanta, è da individuare nel confezionamento dei fiori di carta, che oggi caratterizzano la festa al pari della “ciammaichella”: le fonti orali riferiscono che i fiori inizialmente addobbavano solo alcuni canestri, dentro i quali venivano trasportate delle bambole (localmente interpretate quale probabile simbolo di fertilità); oggi invece le donne delle contrade preparano i fiori di carta con cui addobbare i carri e i canestri della processione della domenica precedente il 23 maggio. La domenica precedente il 23 maggio il gruppo dei carri e dei canestri muove dalle contrade; per incontrare il gruppo familiare del Banderese in Via Piane, nei pressi del campo sportivo; di qui prende vita il Trasporto delle some di Sant’Urbano, un articolato corteo di carri e canestri colorati che percorre Via Piane, Via Santa Chiara, Viale della Vittoria. All’imbocco di Viale della Vittoria, nei pressi del Monumento ai Caduti, ha luogo l’incontro tra il Banderese e il Sergentiere. Di qui il corteo raggiunge la Chiesa di Sant’Urbano, prosegue per Corso Pierantoni e arriva nei pressi del Santuario di San Camillo de Lellis: tra Piazza Roma e Piazza San Camillo de Lellis si tiene il rituale della ciammaichella. Le contrade di Bucchianico sono: Annunziata, Cacciotoli, Campo di Roma, Cervinelli, Cese, Chiaramilla, Colle Cucco, Colle dei Gesuiti, Colle Marcone, Colle Sant’Antonio, Colle Spaccato, Colle Torino, Costa Cola, Feudo, Fonte Pietra, Frontino, Pantanella, Piana, Porcareccia, Pubbliconi, San Leonardo, San Martino Tella, Santa Maria Casoria, Santa Maria Maggiore, Tiboni. Il 24 maggio viene aperta la porta santa di Sant’Urbano, e in Piazza San Camillo De Lellis si tiene il gioco del “Tizzo”. Il 25 maggio, giorno della festa del santo, i banderesi attraversano il paese ed eseguono il rituale della ciammaichella, compiendo varie soste (tra cui la Chiesa di San Francesco e il Comune).  Il 26 maggio i Banderesi in corteo raggiungono tutte le chiese del paese per la cerimonia di offerta dei ceri alle chiese delle contrade; il percorso è generalmente compiuto a piedi, tranne che nei casi delle contrade più distanti, che vengono raggiunte in automobile.

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